Full text: papers communicated to the first International Eugenics Congress held at the University of London, July 24th to 30th, 1912

254Section III.D. C. Gini. 
CONTRIBUTI DEMOGRAFICI AI PROBLEMI DELL’EUGENICA. 
Dott. Corrado Gini, 
Professore di Statistics, nella R. Universita di Cagliari. 
Capitolo Io. 
Za mortalita durante lo sviluppo nclla specie umana e nelle specie 
animali superiori. 
i. Negli scrittori di biología si incontra spesso Tidea che la mortalita 
durante lo sviluppo sia tanto minore quanto piu la specie é evoluta. La 
natura—suole dirsi con linguaggio antropomorfico, poco scientifico per 
vero, ma efficacemente rappresentativo—di mano in mano che andava 
perfezionando il tipo degli organismi, senti il bisogno di fare economía di 
vite : migliaia di uova sono cosi necessarie per assicurare la riuscita di una 
rana adulta; i piccoli dell’aquila e del leone pervengono invece, quasi 
senza eccezione, a maturitá. 
Se questa regola risultasse bene stabilita per la generalitá delle specie, 
bisognerebbe dire pero che essa subisce una notevole eccezione nei riguardi 
della specie umana in confronto ad alcune specie animali superiori. 
Per la specie umana, noi disponiamo di tavole di mortalita per tempi 
abbastanza recenti, relative a quasi tutti i paesi di Europa e ad alcuni paesi 
di America, di Asia e di Oceania. La percentuale dei nati, i quali muoiono 
prima del completo sviluppo, che per l’uomo si puó porre a 20 anni, varia 
dal 55% in India e dal 50% in Ispagna al 22% in Norvegia, Svezia, 
Danimarca ed Irlanda ed al 21% nell’Australia occidentale.(i) 
Per la specie equina, il Caramanzana ha calcolato una tavola di 
mortalita, secondo la quale, prima dei 4 anni, etá in cui il cavallo 
raggiunge il completo sviluppo, verrebbe a morte non piü del 9.4% dei 
nati(2). Nella specie umana, tale percentuale viene superata giá nel primo 
anno di vita(3). La tavola del Caramanzana é, per vero, calcolata in base a 
criterii, per quanto ingegnosi, pure molto incerti; ma i dati attendibili ed 
estesi pubblicati dalla “ Societá scandinava di assicurazione sul bestiame ” 
fanno pensare che i coefficient di mortalita indicati dal Caramanzana sieno 
suficientemente approssimati e, se mai, troppo elevati (4). Codesti dati si 
fondano su esperienze decennali relative ai cavalli svedesi e si riferiscono 
alie etá da 1 a 19 anni; manca il coeficiente di mortalita da o a 1 anno; 
se si suppone che da o a 1 anno la mortalita sia quale la calcolava il 
Caramanzana e che da 1 a 4 anni sia quale risulta dalle osservazioni per 
i cavalli svedesi, converrebbe dire che, nella specie equina, su 10,000 nati, 
9257 sopravvivono fino a completo sviluppo. 
I dati della “ Societá scandinava per 1’assicurazione del bestiame ” si 
riferiscono certamente a una popolazione equina selezionata; poiché i cavalli 
assicurati sono certamente meglio curati, in generale, dei non assicurati; in 
ogni modo pero la loro mortalita durante lo sviluppo si mantiene di gran
        

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