Full text: papers communicated to the first International Eugenics Congress held at the University of London, July 24th to 30th, 1912

282Section III.D. C. Gini„ 
che non é ben chiaro come sieno stati rilevati i dati della Tavola XXIV. 
il numero assoluto dato per i sopravviventi a 11 anni é maggiore di quello 
dato per i sopravviventi a 6 anni e il numero assoluto dei nati (6940) pare 
troppo alto per der luogo a soli 4180 sopravviventi a 6 anni ció fa pensare 
che le persone considerate alia nascita non sieno le stesse di quelle con­ 
siderate a 6 o a 11 anni. 
Se i sopravviventi a 6 anni e i sopravviventi a 11 anni provengono da 
nati in anni diversi, sarebbe stato necessario paragonare separatamente le 
percentuali relative ai sopravviventi a 6 anni con le percentuali relative ai 
nati di 6 anni prima e le percentuali relative ai sopravviventi a 11 anni con 
le percentuali ai nati di 11 anni prima. 
13. Riassumiamo i risultati ottenuti in questo capitolo. L’idea che in 
primavera si avveri un massimo naturale di concepimenti, in dipendenza di 
una maggiore feconditá dell’uomo e come residuo atavico di una primitiva 
stagione di riproduzione, se sembrava adatta a spiegare la periodicitá delle 
nascite attraverso i mesi in Europa, non trova pero sostegno nei dati che 
si sono potuti raccogliere per altri paesi. 
La frequenza dei parti plurimi, degli aborti, dei nati-morti secondo i 
mesi e della mortalitá secondo il mese di nascita non permette di apprezzare 
un’influenza del mese di concepimento sui caratteri dei nati. Alcune 
ricerche delPEwart sulla statura dei fanciulli secondo il mese di nascita ed 
altre sopra il mese di nascita degli uomini illustri mostrerebbero per vero 
un’influenza favorevole della primavera sullo sviluppo físico e sulle qualitá 
intellettuali dei concepiti; ma le ricerche dell’Ewart si fondano su un numero 
di osservazioni troppo esiguo e l’influenza del mese di nascita sulla frequenza 
degli uomini illustri non é cosi netta da potersi ammettere senza altre 
indagini. É invece accertata un’influenza dannosa delle stagioni di nascita eccessive 
(invernó ed estate) sulla vitalitá del neonato: i concepiti in primavera, 
nascendo nell’estate, si trovano perianto sottoposti, nei primi tempi della 
loro vita, a cattive condizioni di ambiente, che, almeno in Roma, non solo 
accrescono la loro mortalitá immediata, ma anche sembrano diminuiré la 
loro resistenza vítale per il resto dell’esistenza. 
Non vi é perianto ragione di ritenere che la circostanza che la specie 
umana si riproduce in tutti i periodi dell’anno eserciti direttamente 
conseguenze dannose sui caratteri dei nati: é anzi probabile che, se l’uomo- 
si riproducesse soltanto in primavera, come avviene in molte specie animali 
superiori, i figli suoi, nascendo in invernó, si troverebbero, almeno nei paesi 
dove la difesa del freddo non é molto perfezionata, in condizioni piü 
svantaggiose di quanto oggi non avvenga.
        

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