Full text: papers communicated to the first International Eugenics Congress held at the University of London, July 24th to 30th, 1912

14Section I.G. Sergi. 
con lo sfenoide e col platicefalo, variazioni del tipo brachimorfo. Ma 
queste variazioni hanno forme subordinate che costituiscono le sotto* 
varietá, vere forme reali rispetto alia varietá, che é la denominazione comune 
astratta di essa. Né basta, oltre a tali forme stabili, che sono persistenti 
come si ricava da osservazioni su molte serie dai tempi neolitici ai reeenti, 
esistono variazioni individuali che non oltrepassano la vita di un’esistenza 
umana, perché i caratteri, in questo caso, sono, come dicesi, fluttuanti e non 
fissi, senza che pero portino nessuna variazione del tipo cui si riferiscono. 
In questi confini, quindi, il cranio umano é stato molto variabile e sin 
d’origine, si puó affermare, perché variazioni come quelle osservate nei crani 
neolitici e reeenti si vedono nei pochi fossili conosciuti e di cui ho parlato. 
Ma in questo due altri fatti bisogna segnalare, che alcune forme o variazioni 
del tipo sono antichissime e tendono a sparire; una di queste é l’ellissoide 
pelasgico, forma lunghissima con lati paralleli, relativamente elevata, 
visibile nei piu antico cranio quaternario di Galley-Hill. L’altro fatto é 
che lo stesso tipo non varia egualmente nelle differenti varietá umane. 
Le obbiezioni che sogliono farsi ai fatti esposti sopra sulla persistenza 
tipica delle forme craniche e sulla loro variabilitá nei limiti dei due tipi, 
non possono avere alcun valore, perché sono obbiezioni in astratto, e non si 
riferiscono a determinazioni di fatti osservati e osservabili, e perché sono 
effetto di teorie sulle origini delle forme non mai controllate dai fatti. 
In quanto ai caratteri esterni tegumentari con le appendici, colorazione 
della pelle, dei capelli e del'le indi, e forme dei capelli e degli occhi, 
possiamo affermare in modo categórico, che oggi essi sono egualmente stabili 
come i caratteri scheletrici. La loro formazione e la loro origine sfuggono 
alie ricerche odierne, ma devono essere cosi primordiali come la formazione 
delle varietá umane sotto varié influenze, sopratutto geografiche e local i e da 
tempo immemorabile. Queste caratteri resistono ora ad ogni altra influenza 
differente da quella che ha oontribuito a costituirli, e quindi non manifestano 
variazioni ma invece conservano un’ereditarietá costante. 
Soltanto negli incrociamenti i caratteri esterni subiscono alterazioni, 
come é facile constatare nei mulatti per l’unione dei negri con bianchi o con 
altre varietá di colore. Studi, ricerche, inchieste si sono fatte per accertare, 
se i caratteri, che del resto sono derivati da molti fattori, si comportano 
secondo l’ereditá mendeliana, o non la seguono. Ed abbiamo in questo 
campo lavori di Mendelisti, come Bateson, Davenport, Hurst, e lavori di 
Biometristi, come Pearson e altri; gli uni in contrasto con gli altri. Ma 
gli stessi sostenitori dell’ereditá mendeliana, come Bateson e Doncaster, 
ammettono che sono necessarie nuove osservazioni e rigorose per potere 
stabilire con sieurezza che l’ereditá umana proceda secondo il conoetto di 
Mendel, perché si oppongono ancora fatti che sono dipendenti da molti 
fattori e da varié condizioni, per poter decidere della natura ereditaria 
loro, come si é praticato in molti animali e in molte piante. Stando peró 
al concetto generale, se l’ereditá mendeliana si verificasse costantemente nei
        

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