Full text: papers communicated to the first International Eugenics Congress held at the University of London, July 24th to 30th, 1912

V. G. Ruggeri.Biology and Eugenics.37 
nè i topi del Cuénot e del Darbishire sono appartenenti a specie diverse, e 
tanto meno a specie assegnate a generi distínti. Non vi è che qualche poli- 
genista delPUomo, il quâle parla con disinvoltura non invidiabile di ibridi 
fra specie e di ibridi bigeneri (nell’uomo !) ; mentre oramai da tutti i biologi 
la parola “ ibridi ” si adopera, nel maggior numero e quasi nella totalitá 
dei casi, al posto dell’antico vocabolo “ meticci ” e per indicare incroci fra 
varietà, il che ai poligenisti non fa altrettanto comodo. E’un processo 
di riduzione délia scienza ad usum delfhini, dove le eccezioni sono cercate 
col lanternino e gonfiate smisuratamente, metiendo nell’ombra la regola 
generale. Presumono di trattare “il mammifero umano” alia stregua degli 
altri mammiferi e quasi reclamano con fiato sprecato una “ privativa ” di 
tale concetto, e in quali mani sia capitato il povero mammifero si vede dallo 
strazio che ne fanno galoppando a briglia sciolta. 
Non occorre dire che per noi ha molto maggior peso la legge che ci viene 
data da un vero zoologo : 
“ Le vrai hybridisme ne peut être considéré comme un des facteurs 
“de la formation de nouvelles espèces ; car les espèces actuelles sont 
“ précisément caractérisées par l’impossibilité de leur croisement, ou du 
“moins, par l’infécondité de leurs hybrides, dépendant de la con- 
“ stitution différente de leurs gamètes ”(i). 
Siamo ben persuasi che 1’antropología va messa sulla via maestra délia 
zoologia : infatti non abbiamo mai pensato che l’Uomo sia un essere a 
parte; quindi cio non ci porta nessun scompiglio, e sopratutto non ci 
obliga a riprendere, correggere o completare il nuovo caos che si 
vorrebbe introdurre nella nostra scienza, il quale non è suscettibile di alcun 
miglioramento, ma soltanto di demolizione. L’indirizzo zoologico non ci 
puô obbligare a credere che il brachicefalo alpino sia un ibrido bigenere 
(Sergi). Oltre l’eredità mendeliana e la fusione si puô avere anche il cosidetto 
mosaico, che probabilmente è da interpretare come qualche cosa di inter­ 
medio fra le due, cioè una fusione incompleta : tutti e tre questi casi si 
hanno negl’incroci fra Negrito e Europei. Ma è sopratutto sulle cosidette 
leggi di dominanza che ho voluto richiamare l’attenzione, per la Toro grande 
importanza. Infatti, non è azzardato prevedere che, queste leggi di domi­ 
nanza, quando saranno note per tutti i caratteri e per tutte le razze umane, 
ci daranno quajlche base positiva (da aggiungere agli altri dati) anche 
per induzioni filogenetiche. Abbiamo visto sin da principio che i caratteri 
dominanti, quali si manifestano incrociando topi di diverse razze, sono 
quasi tutti, tranne uno, gli stessi caratteri che presenta la forma ancestrale 
(i) E. Giglio-Tos, Les -problèmes de la vie. Part IV. La variation et Vorigine 
des espèces. Cagliari, 1910, p. 214.
        

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